Sergio Tripodi

Come hai scoperto la tua vocazione di pittore?

In verità la mia vocazione mi suggeriva, sin da ragazzino, di percorrere una strada completamente diversa: amavo molto guidare il kart e qualsiasi mezzo che potesse correre. Ma per mancanza di fondi ho dovuto rinunciare alla carriera di pilota e invece di “disegnare” le traiettorie in pista ho iniziato ad imbrattare le tele! Allora frequentavo la prima media, allestii la mia prima personale nell’aula magna e a conclusione della mostra molti professori si impossessarono dei miei lavori! A parte questi aneddoti, ho avvertito l’urgenza di dipingere da giovanissimo. Sono stato certamente “condizionato” da un ambiente ricco di stimoli nonchè da un supporto genetico e da una familiarità orientata verso la produzione artistica.

Possiamo classificarti all’interno di un preciso movimento artistico o possiamo considerarti come un vero e proprio pittore “anarchico”?

Allo stato attuale mi riterrei un pittore “anarchico”, che spera di “istituzionalizzare” un movimento artistico aderente all’odierna logica della Complessità e dunque del pensiero filosofico-scientifico moderno, i cui esponenti fanno parte di ambiti apparentemente lontani dall’Arte. Piuttosto un’integrazione tra ragione scientifica e ragione estetica offrirebbe l’occasione di un avvicinamento tra i due costrutti teorici nella dimensione di una epistemologia aperta che affronta elementi eterogenei, quali l’ordine, il disordine, la necessità, il caso, gli ingredienti comuni della Complessità.

L’arte contemporanea spesso non incontra molto l’interesse del pubblico. Perchè?

Perchè l’elite non offre al pubblico l’esatta chiave di lettura dell’opera. Inoltre il senso estetico e la semantica delle arti non godono certo nelle scuole della considerazione che hanno l’aritmetica e le tabelline. Manca senz’altro l’educazione alla bellezza… Qualche tempo fa, domandai a dei ragazzini di quinta cosa gli facesse venire in mente l’immagine delle Dolomiti; tutti quanti risposero che sarebbe stato un posto adatto per costruirci un albergo, una cascina, una struttura turistica… Nessuno rispose: “È un luogo splendido!”

Oltre alla spiccata bellezza dei tuoi paesaggi, anche la donna sembra avere un ruolo predominante nell’interezza della tua opera…

Le donne, nei miei dipinti, sono solamente una meritata divagazione… una pausa.

Dinamica caotica 1. Lo scorcio di questa tela appare contemporaneamente generico e specifico. Coinvolgente e realistico come una fotografia. Veritiero. Il mare come elemento ricorrente.

“Nè più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar…”

È il mare di tutti, un mare qualunque, nonostante la chiara connotazione geografica. È vero, il mare è un elemento ricorrente, realistico e quanto mai identificabile come il “nostro”. Ma è un pretesto, una metafora per descrivere, attraverso un codice estetico semplice, un fenomeno naturale, il mare in movimento, che risulta essere invece la manifestazione tangibile dell’imprevedibilità e dell’indeterminatezza di un Universo fondato da leggi fisiche che affondano le loro radici nel disordine. Cercherò di spiegare: è ben noto che in natura una catena di eventi può contenere dei punti di crisi in cui piccoli mutamenti possono ingrandirsi a dismisura (The butterfly effect). Alcuni studiosi di modelli matematici, applicando alcune equazioni differenziali agli sviluppi di determinate situazioni meteorologiche, hanno evidenziato che a partire da condizioni iniziali identiche, le evoluzioni del tempo, elaborate dai calcolatori, divergevano sempre più fra loro fino alla scomparsa, negli stadi finali, di ogni sorta di somiglianza. Anche la meccanica dei fluidi viene condizionata da variabili che rendono impossibile stabilire, se non per grandi linee, l’evoluzione dei fenomeni e delle turbolenze. È più o meno quello che capita durante la creazione artistica: ciò che sembrerebbe predeterminato (ad esempio il progetto di massima di un dipinto), si mescola ad errori e incertezze; elementi-eventi si diffondono a cascata dando luogo al dipinto, un fenomeno complesso con instabilità in ogni punto che avrebbe potuto assumere morfologie ed esiti differenti.

Addentrandosi nella tua galleria virtuale balzano subito alla vista 3 tue opere: il dentista, il dottore, l’avvocato. Ti va di parlarci (se c’è) del senso allegorico dei 3 soggetti rappresentati?

Rappresentano le allegorie di alcune professioni in chiave caricaturale, rispettando però i canoni classici del ritratto. Ho voluto fare un po’ di ironia sui tratti somatici enfatizzando in maniera abnorme alcuni dettagli del volto in riferimento ad alcuni professionisti di cui ovviamente non faccio il nome!

È la notte, con i suoi tratti neri, ad alimentare la tua arte o preferisci la luce del giorno?

Preferisco senz’altro dipingere con la luce naturale, le lampade sfalsano i colori.

Lo scorso Gennaio hai partecipato al progetto “Alchimia della bellezza” che ha visto coinvolti molti artisti. Qualcuno di loro ha (particolarmente) attirato la tua attenzione?

Beh, tutti sono interessanti, ogni espressione artistica insegna molto e offre sempre preziosi spunti per nuove idee da sviluppare. Addirittura diceva Picasso: “Non sapete quanto si impara dalla pessima pittura!”. Aggiungerei: “Figuriamoci da quella di ottima qualità che ho potuto ammirare alle personali ad Acquedolci…” Solo un pittore che ha ancora molta strada da fare non è stato per me particolarmente stimolante, il sottoscritto.

Posso chiederti il tuo colore preferito?

Il mio colore preferito è il bianco, la sintesi di tutti i colori.

La tua vena artistica è ed è stata sempre florida o delle volte ha anche conosciuto dei momenti di stallo?

È sempre in stallo, non faccio mai abbastanza…

Attualmente stai lavorando a qualche dipinto?

A diversi lavori, ho sempre tre o quattro dipinti su cui intervenire, alcune velature si stendono sul colore asciutto e durante questa fase c’è sempre qualcosa da fare…

Ultima domanda: Con o senza mecenate?

Senza, non rinuncerei mai alla mia libertà!