Collettivo Fx

Erano le prime luci dell’alba. Era il 20 maggio 2012 quando una breve scossa di 20 secondi infiniti svegliò mezzo Nord Italia. Le province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Ferrara e Rovigo le più dilaniate. Tutto intorno grande ansia e paura.

Come in ogni (non) ricostruzione che si rispetti: macerie, calcinacci, nastri, barriere, ponteggi, teloni, cantieri, non cantieri e una voglia matta ed assordante di normalità. L’entusiasmo ritrovato di ripartire, di ri-farcela, di ri-nascere.

E se le istituzioni non riescono in tempi civili e ragionevoli a scacciare il grigiore e la distruzione che si fa? La risposta arriva da Reggiolo, ed in particolare percorrendo la sua strada principale ovvero via Matteoti. La risposta è formulata da: Roberto Angeli, Federica Filipazzi, Claudio Muso, Fabiola Naldi, Serigrafia 76, Materis Paint, Reve+, Gas, Gola e tutti i ragazzi del Collettivo Fx.  La risposta è riposta nel progetto “Nessun Dorma” e vi assicuro che qui il sonno non ha avuto e non avrà (mai) la meglio.

Collettivo Fx, partiamo dalla fine. Cosa ha spinto e motivato il vostro enorme impegno per la realizzazione di questo progetto?

Semplicemente un minimo di responsabilità: la situazione nelle zone terremotate è molto pesante non solo per le condizioni “fisiche” dei luoghi ma anche per quelle sociali ed economiche. Crediamo che “siamo tutti alla guazza” (una volta si diceva “siamo tutti sotto lo stesso tetto” ma visto i tempi che corrono abbiamoa adattato la definizione) e quindi sostenere un luogo in difficoltà non è un gesto altruista ma bensì egoista perchè significa sostenere anche noi stessi. Inoltre partecipare ad un progetto che viene dal basso, che nasce da una rete di collaborazioni tra cittadini aziende e amministrazione in un momento dove stiamo subendo passivamente la finanza, l’economia e la politica, speriamo possa incentivare l’arrangiarsi e il “farsi valere”.

“Nessun dorma”, voleva essere un titolo provocatorio? Un auspicio? Una riflessione?

Un’aspicio. Semplicemente è un “dai”, un “muoviamoci”, un “agiamo”. Non c’è nessun aspetto provocatorio, vogliamo solo spronare a partecipare e costrire qualcosa senza aspettare i poteri dall’alto.

La galleria a cielo aperto di via Matteoti sembra non avere un tema preordinato. Ciascun artista ha potuto esprimere in piena libertà ed autonomia l’opera che aveva immaginato?

Totale libertà di espressione e di azione nei tempi. Abbiamo solo chiesto di intervenire su quello che c’è già (e c’è molto!): teloni, muri in dissesto, impalcatura. Tematica e tempi di azione completamente liberi; la scelta degli artisti che abbiamo coinvolto e che coinvolgeremo, parte non solo dalla qualità del lavoro ma anche dall’umanità della persona e quindi quando c’è quest’aspetto il tipo di intervento è sempre una garanzia di rispetto e di dialogo con chi vive nel territorio.

Che sensazioni o segnali avete percepito dalla collettività?

Molto positivi: i migliori complimenti che abbiamo ricevuto non è stati i “bello” ma i “grazie”: ci hanno fatto percepire che quello che stiamo facendo è veramente utile e non solo esteticamente bello.

Parliamo del Collettivo FX. Si tratta di un vero e proprio gruppo di writers?

Il collettivo è in realtà un gruppo aperto di persone normali che si danno alla street art: c’è una produzione di poster e sticker da parte degli artigiani del collettivo e questi vengono distribuiti ad una rete di “attacchinatori” che li va ad affiggere in varie parti del mondo. Considerate che tra gli attacchinatori ci sono persone più svariate: avvocati, casalinghe, attori, educatori, ingegneri, imprenditori e studenti. I muri dipinti direttamente vengono invece fatti dagli artigiani ma questa è una parte del lavoro meno consistente.

Di quali messaggi, in particolare, si fa portavoce il Collettivo?

Messaggi positivi e partecipazione: cerchiamo immagini rock, oppure ironiche che possono provocare “carica” oppure un sorriso. Partecipazione è l’apertura al collettivo a chi vuole partecipare: vogliamo istigare le persone a fare qualcosa di positivo per quello che ci circonda e contrastare l’idea di passività, di impotenza che sta dominando ultimamente; spesso non si riesce ad andare oltre il brontolamento.

Se dovessi chiedere un vostro marchio di fabbrica o un vostro segnale identificativo inequivocabile, quale sarebbe la risposta?

Personaggi rock di grandi dimensioni lungo le strade molto frequentate. Pitturate in bianco-nero con uno stile molto “netto”.

Attualmente avete in cantiere altri progetti?

Un murales a moltissime mani con un liceo di Casale Monferrato sull’esterno della scuola, un murales in un pensionato in provincia di Piacenza e molto molta street art e postering. Tra le varie idee anche un viaggetto in Sicilia: tutti ci dicono “andate a Berlino o Londra” ma noi siamo più attirati dalla Sicilia. Facciamo bene?

Potrebbe apparire una domanda scontata ma voglio formularla ugualmente. Con o senza mecenate?

No, nessun mecenate ma una rete di persone che sostiene il nostro progetto acquistando il materiale (low cost!!) con l’obiettivo non solo di avere qualcosa in casa propria ma anche di incentivare un progetto che ha un’obiettivo collettivo. Forse i tempi dei mecenati che spendono per avere un ritorno economico è finito: forse la creatività può finalmente prendere la strada di bene di prima necessità come la pasta e le zucchine, senza emarginarla a bene di lusso da piazzare su una mensola o relegarla ad eventi eccezionali.