Clet

Il pensiero comune e forse disinformato, ricollega la street art soltanto agli stencil, allo spray o agli sticker affissi sui muri. Da questo punto di vista, tu sei testimone di un’originalità schiacciante. Come motivi la scelta di far arte sui cartelli stradali?

Non mi sento per il momento di affrontare il problema della proprietà privata, anche se la mia visione è critica sull’argomento, sento sia un terreno troppo difficile e scivoloso. Quindi preferisco intervenire sul pubblico e toccare degli argomenti più “utili” forse come in questo caso il principio di legalità… il cartello ne è il simbolo visivo per eccellenza.

Cos’ha in più un cartello stradale rispetto ad una parete o ad un banner pubblicitario?

È giustamente quello che simboleggia la cosa interessante, l’autorità imposta, la legalità che vorrebbe imporsi come un valore assoluto.

I messaggi sono molteplici. Libertà, anticonformismo, evasione, oltre ad una serie di subliminali e sottili messaggi di natura religiosa. Quali altri topics ci sono sfuggiti?

Una cosa fondamentale: dobbiamo gratificare il senso di responsabilità e la voglia di partecipazione che c’è in ognuno di noi, la legge come imposizione fa esattamente il percorso contrario.

L’arte di Clet non è riassumibile esclusivamente ai cartelli stradali. Il tuo impegno si indirizza anche verso il tridimensionale, con opere imponenti quanto taglienti. Pensi che le tue opere possano portare una ventata di freschezza e di positività ai cittadini di Firenze?

Non lo so, sono in un momento in cui tutto questo mi sembra un po’ una battaglia persa, non sono in grado di fare troppi compromessi con il potere come si è dimostrato nella realizzazione del “Nasone” sulla torre di San Niccolò e non so quanto “il potere” sia in grado di venirmi incontro… rimane da continuare a lavorare e si vedrà.

Se da una parte la collettività ha sempre elogiato e sostenuto la tua arte e la tua creatività, la stessa cosa non si può dire per le istituzioni che in più casi ha intrapreso con te un vero e proprio braccio di ferro. Ricordiamo: La statua sul ponte Alle Grazie e “Il Nasone” della Torre di San Niccolò Come ti spieghi questo astio? Questa imposizione? Questa scarsa elasticità culturale?

Credo sia il principio stesso del comando l’origine del male. Chi sta al potere si sente proprietario della cosa pubblica e autorizzato ad trattare senza troppi riguardi chi chiede di partecipare ma questo è possibile perché la popolazione glielo consente e magari pur di avere qualche concessione e qualche autorizzazione (a sfondo commerciale quasi sempre ed è lì il punto debole) accetta di farsi trattare da sottomesso.

In genere, chi si occupa di street art, tende a mantenere segreta la propria identità. L’identità che si cela dietro l’acronimo Clet non è mai stato un mistero. Quali sono stati i principali problemi che, a causa della tua non “segretezza”, hai dovuto affrontare?

Non voglio nascondermi perché voglio potere rivendicare e giustificare il mio lavoro. Il comandante dei vigili di Pistoia è stato l’unico dopo la mia solita rivendicazione ad insistere a multarmi, eravamo arrivati a 5000 euro (con il raddoppio del prefetto e spese di rimozione) scesi a 500 euro con il ricorso. Ora sto facendo appello con l’intenzione di annullare la multa, non posso accettare infatti che la giustizia, senza averne le competenze, possa degradare il mio lavoro con gli appellativi di “sporco e sudicio” (definizione di imbrattamento). Intanto il comandante dei vigili di Pistoia è stato messo agli arresti domiciliari per corruzione… no comments!!

Ci sono degli artisti, nella tua Firenze, che stimi particolarmente? Dacci qualche nome…

Seguo in particolare per il momento “Guerriglia spam” e “Bue2530” per quanto riguarda la street art.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

L’uno e l’altro of course.